La grande ammucchiata

Cosa c’è dietro la casta

la grande ammucchiata

Mai generalizzare, per carità. Fare di tutta l’erba un fascio è sbagliato e si rischia di offendere. Quando si parla di una qualsiasi tendenza, si deve specificare che riguarda una buona fetta di mondo, ma onore alle eccezioni. Perché esistono gli illuminati, quelli che sono umili, intelligenti e colti, e per fortuna ce lo sottolineano su ogni social esistente, nonché dalla parrucchiera o al campo di calcetto. E naturalmente guardano la D’Urso e la Defilippi solo per interessi di analisi sociale.

Fatta la doverosa precisazione, possiamo notare quanto e in quali diverse forme (libri, riviste, blog, talk show vari) si inveisca contro la cosiddetta casta, i privilegiati, politici ma anche no, i mafiosi e i succhiasangue. Eppure, sotto un vertice c’è sempre una base, e decisamente solida. Cosa sorregge la casta? Cosa permette che si crei? La grande ammucchiata sotto.

Quelli che sono perbene finché non li beccano.
Quelli onesti, a meno che proprio non capiti l’occasione sotto il naso, perché buoni sì, ma fessi no. E poi lo fanno tutti.
Quelli che si lamentano al bar.
Quelli che si lamentano di avere dei figli (?!).
Quelli che si mettono in coda anche quando non serve.
Quelli che pretendono tutto funzionante, purché farlo funzionare tocchi a qualcun altro.
Quelli che suonano il clacson.
Quelli che se frustano me, devono frustare anche te (basterebbe rivoltarsi entrambi contro la frusta).
Quelli che ignorano di ignorare.

Quanti possiamo riconoscerci in almeno una categoria?

Elisa Rolfo

 

 

 

Come trovare lavoro. Lavoro e stage: attenzione alle fregature.

Come trovare lavoro. Lavoro e stage: testimonianza al limite del verosimile

come trovare lavoro

Pubblichiamo la testimonianza di Giulia (il nome è di fantasia), che ci racconta la sua esperienza di come trovare lavoro, riguardo il lavoro e stage, ovvero l’apprendimento in loco che dovrebbe portare all’inserimento in un’attività. La ragazza ci ha chiesto di restare anonima, il motivo è ovvio: sappiamo bene che spesso raccontare la verità porta guai, anche giudiziari, specialmente se tale verità infastidisce qualcuno di abbiente. Con questa intervista non intendiamo assolutamente scoraggiare chi si ingegna per capire come trovare lavoro, né tantomeno chi considera l’opzione di lavoro e stage, anzi, vogliamo invitare a tenere gli occhi ben aperti e valutare molto a fondo le strategie di come trovare lavoro che vengono offerte: capita di frequente infatti di imbattersi in specchietti per allodole. Alta la guardia, quindi, o rischiate di trovarvi a buttare via il vostro tempo in attività inutili, e di perdere anche il vostro denaro. Lasciamo ora spazio all’esperienza di come trovare lavoro di Giulia, così come l’ha raccontata.

 

A ventisei anni, capita di trovarsi ancora col vizio di sperare, addirittura azzardarsi a sognare, o più concretamente azzardare l’ipotesi di avere un futuro, se non radioso, per lo meno degno di essere vissuto. Questo nonostante le prime esperienze nel mondo del lavoro siano iniziate già da un po’, all’età di sedici anni; e già da un po’ la norma sia quella di imbattersi regolarmente in raccomandati, sfruttatori, leccaculo, puttane e puttanieri vari.

I più giovani si lasciano schiavizzare per avere qualche soldo da spendere in firme, o perché pensano che “tanto prima o poi salirò nella scala sociale e gliela farò vedere”; chi è più avanti negli anni, invece, deve sopravvivere. Che poi, quel che conta è il cognome di nascita, l’etichetta: o ce l’hai, o sei un nulla, un agnellino da sacrificare, o all’occorrenza da macellare subito, se non abbastanza docile. Ebbene, per ogni manciata di agnelli c’è sempre un lupo. Esistono datori di lavoro che non meritano il titolo di persona: quale sia il motivo, preservare la propria attività, lucrare il più possibile, ma, più probabilmente, il desiderio di sfogare qualche frustrazione personale con l’illusione di un briciolo di momentaneo potere, questi sono campioni nell’arte di sbranare.

I consigli illuminati (e guai a contraddirli) dei professori sul percorso da seguire una volta ottenuta la licenza media non sono serviti a nulla. Il lavoro, alla fine, ho dovuto trovarlo da sola, dopo un’infinità di soldi e tempo speso in corsi inutili. Ma il lavoro, anzi, tutti i lavori svolti, sono irrimediabilmente a termine. La chiusura dell’ultimo contratto ha portato con sé la caduta in depressione, con le conseguenze del caso. Ho provato ad affidarmi a internet, per trovare qualche corso regionale che potesse insegnarmi un mestiere spendibile. Candidature a raffica, e finalmente arriva un’ e mail, sostengo un paio di colloqui motivazionali (che termine carino) e vengo ammessa. Tiro un illusorio sospiro di sollievo: la prospettiva è quella di un lavoro sicuro al termine della formazione. Il corso è interamente finanziato dalla regione, mi viene detto che devo pagare una semplice marca da bollo. Ma, una volta dentro, ecco la prima sorpresa: il docente minaccia di non farmi frequentare le lezioni se non mi doto del vestiario e delle attrezzature necessarie. Risultato: più di trecento euro di spesa.

Terminato il corso e superato l’esame finale, mi tocca lo stage. Mi viene fornito dalla scuola un elenco di indirizzi, di locali associati, dove devo rivolgermi per domandare la possibilità di lavorare gratis per qualche mese presso di loro. Ora, qui si aprirebbe una parentesi lunghissima, ma non la apriamo, perché sulla questione lavoro e stage abbiamo già scritto e scriveremo, vi invito a leggere l’articolo di riferimento su questo blog, cliccando qui https://ilpugnodirenzo.wordpress.com/2016/10/03/cerchi-lavoro-occhio-agli-stage/

Uno dei locali più rinomati di Torino accetta la mia richiesta, penso sia un’ottima opportunità, e coltivo la speranza segreta che, se mi comporto bene, magari potrei avere un’opportunità di lavoro in futuro. Del resto, a questo locale la fama e i clienti non mancano. Ora, lo stage dovrebbe (il condizionale è inevitabile) prevedere una prestazione in cambio dell’insegnamento del lavoro. Tutt’altro: durante il periodo di permanenza non mi è stato insegnato neppure a preparare un cappuccino (meglio evitare lo spreco di latte), ma sono stata utilizzata per incombenze quali spazzare a terra, lavare tazzine, lucidare tavoli. Insomma, ci sta pure, ma si tratta di mansioni per cui non è prevista una specifica professionalità e di conseguenza vengono svolte da personale non qualificato, ma che andrebbe stipendiato. Ed ecco come molti locali del centro prosperano: le spese di manodopera che non riguardano le mansioni qualificate vengono evitate grazie agli stagisti. Tra tutto questo, ho dovuto subire atteggiamenti maschilisti e battute maliziose da parte dei dipendenti e del titolare, e sobbarcarmi orari di lavoro e commissioni che andavano ben oltre gli accordi presi tra il locale e la scuola.

Una cosa, però, l’ho imparata, ed è quanto ogni cosa si basi sulle apparenze. Quello che da fuori scintilla come un esercizio all’avanguardia, elegante e di classe, a vedere le condizioni della cucina e del retro farebbe sfigurare il peggior ristorante cinese (ma perché quelli del controllo igiene se la prendono sempre solo con loro?), considerata la quantità di scarafaggi che vi bivaccano.

Concludo precisando che per tutti i mesi di lavoro non ho ricevuto alcun rimborso spese (neanche il biglietto dell’autobus), e devo per precisione dei fatti segnalare che, invece, le classi composte da stranieri percepiscono denaro per rimborso nel periodo dello stage. Non basta, i titolari e i dipendenti del locale si sono tenuti e spartiti tutte le mie mance.

Alla fine del percorso e dell’esperienza, ovviamente di un lavoro nemmeno l’ombra. Ero tornata al punto di partenza, ma questa volta, anziché disperarmi, ho imparato a usare il web nel modo giusto, e ho capito che sfruttando le giuste possibilità online si possono aprire strade nuove, senza perdite di tempo, né padroni-caproni.

“Giulia” ha individuato una possibilità di come trovare lavoro cercando una strada fuori dal comune. Ciascuno può tentare la sua, anche con un’esperienza di lavoro e stage, purché seria; fondamentale è valutare sempre molto bene prima di buttarsi a fare qualsiasi cosa, prestando molta attenzione a non imbattersi in situazioni che portano a perdere tempo e motivazione, oltre a buttare via soldi.
Anna Chimienti

 

Il condannato a morte è risorto: fa il fotomodello

Il condannato a morte scrive una lettera alla madre, ma attenzione alle foto

condannato a morte lettera alla madre

Gira un articolo tanto toccante da aver totalizzato in poco tempo moltissime condivisioni. Si tratta del caso di un condannato a morte che come ultimo desiderio ha richiesto e ottenuto di poter scrivere una lettera alla madre. Qui, tra righe strappalacrime, la accusa di essere colpevole quanto lui e di meritare la sua stessa pena, non avendolo educato a vivere da persona onesta, e porta anche esempi ricchi di buona morale, relativi a episodi avvenuti durante l’infanzia e l’adolescenza.
Osserviamo la foto del condannato a morte: incredibile la somiglianza col protagonista di un caso di qualche tempo fa, riguardo un ladro molto sexy che in prigione riceveva lettere e cuoricini. Ne avevamo già parlato su questo blog a questo link
https://ilpugnodirenzo.wordpress.com/2015/02/21/il-caso-justin-bieber/, dove tra l’altro si analizzava la strana fotogenia di alcuni “criminali”. Qui la sua foto al momento dell’”arresto”.

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In effetti, pare proprio si tratti dello stesso condannato a morte che ha scritto la lettera alla madre. A quanto pare, le agenzie di casting USA hanno trovato un modo originale di sfruttare i loro fotomodelli: le bufale virali.

Elisa Rolfo

Delitti mediatici. Trova l’assassino

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Il delitto mediatico, con ribaltoni e colpi di scena, è una bella trovata per incollare alla tv e distrarre il popolo, che non fa mai male. Giudici, pm, fino all’ultimo degli agenti di polizia, sono in grado di sapere quasi tutto, conoscere la nostra posizione, l’auto che guidiamo, le strade che percorriamo e qunte volte andiamo a pisciare. Abbiamo telecamere sulla testa, d fronte e di lato. Eppure, vogliono farci credere che dopo anni di ricerche e di parole di cervelloni, non si sia in grado di trovare prove certe per incastrare ragazzini, comuni operai, sfigati. Sarebbe uno show discreto, non fosse che molti degli attori li stipendiamo noi.

 

 

Visita al canile

Scopriamo le cause principali di abbandono

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Abbiamo visitato un canile di cui non possiamo rivelare luogo e nome, a causa di burocrazie non ben chiare e indipendenti dai volontari che vi lavorano. Volevamo una situazione sugli abbandoni, in particolare sulle cause, quello che abbiamo appreso più che stupire fa intristire, e non poco. Abbiamo trovato un cagnolino lasciato dopo otto anni perché i proprietari si erano stufati. Ci chiediamo quale stomaco, del cuore non parliamo, possa avere chi dopo tanta convivenza con una bestiola se ne separa come da un elettrodomestico vecchio: non possiamo che ritenere si tratti di automi, persone senza il minimo sentimento, pericolose.
Altro motivo di abbandono: le allergie. A parte che esistono ottimi antistaminici, un cane non è un vaso di gerani, sarebbe meglio informarsi prima di prenderlo. In ogni caso, chi tra coloro che possono definirsi umani si allontanerebbe da qualcuno che gli sta a cuore perché gli crea irritazione? Quando si prende per la prima volta un cucciolo, e ti si aggrappa addosso, da quell’istante solo la morte può separare, a meno che tu non sia uomo.
Poi, i bambini. Nascita in vista e il cane è di troppo. Forse sarebbe meglio levare i figli a chi abbandona gli animali. Con quali valori crescerà un bimbo chi è disposto a compiere un gesto simile?
A quali persone ci troviamo di fronte? Persone che potrebbero uccidere, senza scrupoli, e non lo fanno solo perché non è consentito. Non stupiamoci delle azioni turpi o violente: chi fa del male a un animale è pronto, all’occasione, a perpetrarne ai suoi simili. E dobbiamo purtroppo constatare che tali individui in circolazione non sono pochi.